YOGA
“Mettetevi in una posizione comoda”, ok sono stesa. “Chiudete gli occhi”, ok chiudo gli occhi. “Fate un bel respiro, buttate via tutta l’aria e rilassate il corpo ad ogni espirazione” … e certo… se bastasse respirare per rilassarmi avrei risolto già tutti i miei problemi, non starei qui a fare tutto sto teatrino. “Adesso riportate il respiro al ritmo naturale e concentratevi sui movimenti del petto durante la respirazione” ok mi concentro. “Osservate come il petto si alza durante ogni ispirazione e come si abbass...” devo fare la spesa, sono mesi che non ho niente in frigo. O forse ho ancora qualcosa in freezer? La carne, ancora la carne. No, non posso mangiare altra carne, la carne fa male, ma fa male pure la vita e invece eccoci qua... Devo andare a far la spesa, ma piove, piove da tre mesi. Non posso fermarmi perché piove da tre mesi. Non posso fermarmi perché lui non c’è da tre mes “Inspirate, trattenete un po’ il respiro, ed espirate. Inspirate ed espir” Starà ancora dormendo, adesso? Sarà tornato a casa dei suoi per le feste… quando? Ieri? Oppure venerdì dopo il lavoro. Oppure venerdì era chiusura ed è già lì da giovedì. Sarà tornato a casa dei suoi e avrà trovato la scritta sulla lavagna che gli avevo fatto l’ultima volta che siamo andati lì insieme. Oppure la madre l’avrà cancellata, sicuro l’avrà cancellata. Sarà comunque tornato a casa per la prima volta senza di me e mi avrà pensato, avrà dormito nel suo letto per la prima volta senza di me e mi avrà pensato. Sì, mi avrà pensato, ma il pensiero si sarà fermato lì. Magari mi avrà pensato ma non con nostalgia, piuttosto come si pensa a un brutto momento che è passato, che per fortuna è finito. Mi avrà pensato, ma non mi scriverà nemmeno og “Continuate ad osservare il respiro che entra dal naso, scende in gola e si irradia in tutto il corp” certo che è incredibile che non mi abbia scritto, incredibile. Non gliene importa nulla, nulla. Ma come fa? E perché io non ci riesco? Dovrei oggettivamente mancargli più di quanto lui dovrebbe mancare a me, eppure sembra tranquillo… o meglio, non lo so ma ciò che so è che non scrive e quindi “Non vi giudicate se qualche pensiero fa capolino” … no no eh, e chi si giudica “basta apporre l’etichetta ‘pensiero’ e ritornate al respiro”. Ok, chiaro. Pensiero. Devo andare a far la spesa. Ma sono aperti i supermercati a Pasqua? Forse mezza giornata, devo sbrigarmi… Magari prima faccio colazione al bar di Cesare e poi vado a far la spesa: mi compro qualcosa di buono per questi giorni, oppure qualcosa da cucinare con calma, oppure qualche schifezza tanto sticazzi. Oppure vado al ristorante, mi coccolo, del resto è Pasqua… sì… come se la domenica di Pasqua ci sia un tavolo libero qui a Roma. E non mi va di cercare e vedere le foto e leggere le recensioni per poi chiamare e sentire che è tutto pieno… O porca vacca, sto pensando: Pensiero… Oppure potrei fare come quella sera in cui Filippo si è incazzato, quando il posto in cui volevamo andare a cena aveva un’attesa di un’ora, ed eravamo fuori Roma, non conoscevamo nulla in zona e allora ho aperto la mappa, ho cercato a occhio il primo nome di ristorante che mi suonava bene e l’ho chiamato: aveva un tavolo ma la cucina chiudeva in mezz’ora. Ho risposto che saremmo stati lì in cinque minuti e Filippo si è incazzato perché le cose si fanno con calma: bisogna capire, leggere, vedere, pensare, temporeggiare. Al posto di ringraziare… Eh al posto di ringraziare…
Sì, ecco, dovresti pensare, Arià, al fatto che con lui ti sei sentita tante volte sbagliata. Quante volte, eh, hai avuto l’impressione di non piacergli? Infatti… Non gli piacevano i miei vestiti colorati, i miei capelli tinti, il mio essere poco femminile, non gli piaceva il mio straparlare, il mio essere gentile con tutti, simpatica a tutti. Non gli piaceva davvero quello che scrivevo: mi ha fatto aprire sto blog ma non l’ha mai letto. Non gli piaceva la mia voglia di far cose, quando trovavo una soluzione a tutto, quando le cose mi riuscivano senza chiedere aiuto. Poi però non gli piaceva quando chiedevo aiuto. Non gli piaceva quando facevo l’adulta, non gli piaceva quando facevo la bambina. Non gli piaceva quando ero fredda, non gli piaceva quando ero dolce.
La mia luce: era questo proprio che non gli piaceva. “Sei sempre così splendente”, diceva, e lo diceva quasi con disprezzo… Oh madonna che palle.. Pensiero! Concentrazione: inspira ed espira, inspira ed espira “Osservate se ci sono tensioni nel vostro corpo”, evoglia le tensioni che ci sono “se avvertite un formicolio, osservate come le sensazioni cambiano durante la resp” Non mi farà gli auguri, lo so. Chi cazzo scrive all’ex per farle gli auguri di Pasqua? Non è nemmeno una festività sentita come il Natale, non ci si fa gli auguri di Pasqua… sicuramente non li fai all’ex… Chissà com’è il tempo lì dai suoi; spero che piova, così il tempo lo deprime e pensa e me e mi scrive e ci risiamo: Pensiero! Pensiero! Pensiero! Inspira ed espira, inspira ed espira e ok faccio colazione da Cesare, prima però faccio il letto che “una camera ordinata porta a una mente ordinata” e tante altre stronzate… magari lavo pure i cuscini e i peluche… Ma come sono arrivata ad avere tutti sti peluche in camera? Io non li volevo i peluche e mo mi ritrovo sto cazzo di criceto che mi ha regalato a un mesiversario e sto cazzo di mostriciattolo che mi ricorda quell’orrenda giornata al luna park.
…Ecco… Appunto... Io, Arià, vorrei porre l’accento anche sul fatto che tu non eri felice manco prima, con lui.
Sì… la verità è che da lì a breve sarei arrivata ad odiarlo, perchè di momenti belli ne abbiamo avuti davvero pochi. Ci sono i pit stop in autogrill quando compravamo un sacco di schifezze, o quel giorno a casa quando ho sbattuto il mignolo contro il letto dopo aver messo l’obbligo di togliersi le scarpe, o quella sera a Vignola quando mi è caduta l’acqua nella borsa e per mezz’ora abbiamo tolto tutte le cose che avevo dentro e non finivano più, come se la borsa fosse un cappello magico, quanto cazzo abbiamo riso… e poi quella sera, l’ultima, in cui eravamo schifosamente felici e lui quella felicità non l’ha retta e se n’è andato...
Ecco, sì, sarei arrivata a odiarlo perchè mi toglieva tutta la felicità, perchè sulla scrivania ho una lista di cose che avremmo dovuto fare insieme e non abbiamo mai fatto, perchè ogni giorno c’era un fottutissimo problema da risolvere, passavamo le fottutissime giornate nella sua testa e ci siamo persi tutto il mondo fuori. C’avevo tanti programmi per il futuro, come ce li aveva Franco 126: dovevamo andare a Valeggio sul Mincio, dovevamo dormire in quelle bubble room del cazzo, dovevamo diventare come la Regina Carlotta e il re Giorgio, come quei vecchi rincoglioniti che litigano sempre ma poi restano insieme, dovevo ancora dedicargli È tutto qui di Gazzelle, me la stavo tenendo per un giorno speciale e quel giorno non c’è mai stato ed è tutta colpa sua.
Sarei arrivata a odiarlo e alcuni giorni già lo odiavo, ma ci sarei rimasta perchè alla fine ci si attacca alle piccole cose, a tutte quelle cose che faceva per me: quando mi svuotava il cestino della stanza, quando mi asciugava lo spazzolino prima di rimetterlo a posto o mi asciugava le mani quando uscivo dal bagno ancora gocciolante, o lui che mi fa le foto di nascosto, mi crea gli sticker su whatsapp con le mie pose buffe, mi regala le bolle di sapone, mi aiuta nella lotta ai piccioni, mi sistema le chiavi di casa in ordine di utilizzo, prima cancello, poi portone, poi chiave della porta di su e chiave della porta di giù, oppure quando mi tagliava le etichette dagli slip o me le infilava dentro la maglietta o mi rincorreva con l’ombrello quando pioveva perché io non aprivo il mio e continuavo a camminare senza preoccuparmi della pioggia.
Ci si aggrappa a queste piccole cose come se queste bastassero a rendere buona una relazione. O forse sì, forse sono proprio queste le cose che rendono una persona la tua persona, la persona giusta, ma io preferisco pensare che non sia così, altrimenti non so come andrei avanti col pensiero di averlo pers “E adesso lasciate la vostra mente libera di vagare” come se fino a mo abbiamo fatto qualcosa di diverso, “limitatevi a osservare come i pensieri vanno e vengono” … Bhe? Adesso puoi pensare e non pensi? Niente? Vabbè. Inspira ed espira. Inspira ed espira. Avrei comunque preferito una cosa più graduale, come quando smetti di fumare. Ci inizi a pensare, prendi coscienza, inizi a diminuire fino a smettere o ti lasci una sigaretta al giorno a lungo, molto a lungo. Oppure interrompi bruscamente ma in maniera premeditata, “questa è l’ultima”, le dai un addio solenne. Poi il giorno dopo, due giorni dopo, un mese dopo, ricominci, per poi rismettere e via per anni finché alla fine non smetti davvero: due tre sigarette al mese te le fai lo stesso, ma sono diverse, sai che il giorno dopo non fumerai perché non ci pensi più. Non ci pensi più. Ecco, io volevo una cosa del genere, o quantomeno migliorare la tempistica e non lasciarmi prima del festival di Sanremo, San Valentino, Pasqua, Pasquetta, la Liberazione, il mio compleanno, quattordici ponti festivi fino a giugno e poi tutte le vacanze estive… Quanti cazzi di giorni mancano a settembre? “ La sessione è terminata, mantenete questo stato di quiete più a lungo che potete e vi auguriamo una meravigliosa giornata”. Ma vaffanculo.