SO
So che quando si lava i denti chiude gli occhi e cerca di bloccare i pensieri. So che chiude gli occhi anche quando vuole dire qualcosa di importante.
So che dopo il bidet usa un asciugamano per il pipo e un altro per il sedere.
So che quando è agitato muove le dita, si mangia le unghie e sfarfalla con la lingua, e so che quando è felice fa una smorfia con le labbra, muovendo solamente un lato della bocca.
So che quando cucina deve seguire le ricette alla lettera e che si incazza quando non sono indicati i tempi di cottura e l’intensità della fiamma. So che cena anche quando non ha fame perché è ora di cena e quindi bisogna mangiare.
So che chiama la lasagna ‘pasticcio’, che chiama i tovaglioli 'salviette' e so che non dice prurito ma ‘spissa’. So che quando scrive un messaggio, usa le virgole al punto giusto. So che quando vuole sembrare freddo, usa il punto esclamativo.
So che dorme con la finestra aperta anche d'inverno perché ha paura di finire tutto l’ossigeno in camera.
So che quando è al ristorante non chiama il cameriere ma lo guarda intensamente per fargli capire di avvicinarsi. So che per farci avere un trattamento speciale da Gloria, quella sera di agosto ha detto al cameriere che era il nostro anniversario.
So che sa suonare le foglie, che si vanta di saper fare il rumorista, e che quando canta sembra un indiano che parla inglese.
So che aveva una sveglia ogni lunedì alle 9 per organizzare il weekend con me. So che al primo appuntamento ufficiale mi ha portato in montagna ad accompagnare le mucche in transumanza. So che una notte siamo finiti a dormire in un motel dal nome raffinato. So che ogni tanto, dal nulla, si metterà ad urlare Pesa Vegia o Pesa Nova?
So che gli piace la scorza d’arancia candita, il podcast di Barbieri, capire come funzionano le cose, le torte Mulino Bianco, il paso doble, i Tre Allegri ragazzi morti, i semi di zucca, le escape room, 20th Century Boys, il caffè leccese, i programmi di competizione culinaria, la casa a Roverello, sgranocchiare cibo mentre guida, prendere il treno per guardare il paesaggio dal finestrino.
So che non gli piacciono i funghi ma gli piace raccoglierli nei boschi. So che oltre ai funghi, con me ha imparato a farsi piacere anche l’avocado e il cioccolato fondente, ma alla fine non ha mai provato il panino con salame e maionese… non sa che si perde.
So che non finisce i film, le serie, i libri, i progetti. So che vorrebbe che le cose non finissero.
So che quando è stanco si butta sul letto come se si stesse tuffando di pancia, rimanendo così inerme a faccia in giù.
So che prima di dormire allungava il braccio e mi diceva “vieni” e allora io mi accoccolavo sul suo petto. So che una notte mentre dormivo mi ha detto ti amo, ma io ero ancora sveglia.
So che quando si prepara per mettersi le lenti sembra che faccia il balletto della canzone Cups.
So che come quadrante dell’apple watch ha topolino in bianco e nero ma se ne vergogna.
So che ha sempre i piedi caldi e le mani gelide.
So che ha capito di volermi conoscere meglio quando gli ho detto che sognavo internet down. So che una sera è venuto all’uscita del Piccolo e mi ha messo nelle orecchie All’ultimo Respiro dei Club Dogo. So che con quella canzone me lo stava dicendo, che non avrebbe mai potuto darmi una vita diversa.
So che quando ero scesa al mio piccolo paese, mi ha fatto una playlist per tenermi compagnia. So che non se la dimenticherà mai quella giornata in piazza in cui c’era Irama a cantare.
So che non sopporta le zanzare, sua madre che gli dice cosa fare, le notifiche accumulate sul cellulare, doversi fare la valigia, bere l’acqua dal mio lavandino.
So che per esprimere quello che sentiva, ogni tanto mi parlava in inglese.
So che spesso mi fissava a lungo senza dire una parola e mi sembrava di essere in quella performance tra Marina Abramovic e Ulay. So che un giorno mi ha guardato e mi ha detto “Tu Arianna, io Filippo”, stile Io Tarzan tu Jane, stile Ubi tu Gaius ibi ego Gaia e io non ho mai capito perché l’abbia detto ma mi sembrava qualcosa di profondo, e bello. So che quando mi ha guardato il primo giorno mi ha fatto paura perché ho sentito di essere vista, vista per davvero, vista per la prima volta. E so che ora non so più chi sono, ora che non ci sono più i suoi occhi che mi guardano.
